io,Caterina Orsini


“Tutto ciò che l’uomo può fare è muovere le cose. E per farlo non ha a disposizione altro che il muscolo, sia che debba bisbigliare una sillaba o abbattere una foresta”
(C. S. Sherrington, 1924)

sabato 15 maggio 2021

IL CAMBIO DI STAGIONE




Siamo ormai entrate nella primavera, quella stagione di transizione che gradualmente ci porta dall'inverno all'estate. Il nostro organismo fatica quasi sempre ad adattarsi al cambio della temperatura ed all'aumento delle ore di luce. 

Ti senti stanco, nervoso, demotivato?



I SINTOMI DEL CAMBIO DI STAGIONE

Il cambio di stagione influenza notevolmente il funzionamento dell'organismo, in particolar modo in preparazione all'arrivo dell'estate. Attività fisica, alimentazione corretta, buone abitudini ci aiutano ad adattarci bene alla nuova stagione, con un nuovo clima con sbalzi di temperatura e umidità, giornate più lunghe e con più luce influenzano i ritmi circadiani innescando processi biochimici e psicofisici che possono incidere sull'umore e sul benessere dell'organismo di chi è più predisposto (si parla di Disordine Affettivo Stagionale - Seasonal Affective Disorder).

I principali sintomi sono:

- SPOSSATEZZA PSICOFISICA con difficoltà di concentrazione, perché il corpo utilizzando più energia può sentirsi stanco, debole e scarico.

- PROBLEMI GASTROENTERICI causati da variazioni ormonali che favoriscono un eccesso di secrezione acida nello stomaco con disturbi digestivi (tipo reflusso gastroesofageo) e alterazioni del microbiota intestinale.

- DISTURBI DEL SONNO aumentando il numero di ore di luce rispetto a quelle del buio, può aumentare la sensazione di sonnolenza e/o l'insonnia, con episodi di emicrania e malessere in generale, perchè la maggior esposizione alla luce modifica i livelli di secrezione di melatonina, l'ormone che regola il ritmo sonno-veglia

- CAMBIAMENTI DI UMORE con maggiore irritabilità, nervosismi e ansia a causa della serotonina

Ovviamente sono solo EFFETTI COLLATERALI TEMPORANEI passeggeri e di breve durata.

COSA PUOI FARE PER AIUTARE L'ORGANISMO DURANTE IL CAMBIO DI STAGIONE?

- DIETA si consiglia di consumare pasti leggeri con molta frutta fresca e secca, verdura, cereali integrali, carni magre, cibi ricchi di vitamine per contrastare la stanchezza fisica e mentale. Un'alimentazione sana ogni giorno sostiene il microbiota intestinale.

- ATTIVITA' FISICA REGOLARE una passeggiata in mezzo alla natura (anche solo 15/20 minuti ogni giorno di esercizi fatti con regolarità) per aumentare la produzione di energia da parte del corpo e contrastare la "stanchezza" stagionale. Il movimento aiuta a migliorare il tono dell'umore, stimolando il metabolismo e donando maggiore serenità e tranquillità, in particolare se viene svolto all'aperto.

- CORRETTO STILE DI VITA, evitando il fumo e situazioni di stress, regolarizzando il sonno, cercando di dormire 7/8 ore a notte, per favorire le prestazioni sia fisiche che mentali sentendosi più attivi nella giornata. Un sano stile di vita aiuta anche a migliorare nell'insieme lo stato di benessere ed il tono dell'umore

Queste veloci notizie per augurarti un Buon cambio di stagione a beneficio della tua salute e della qualità della vita.











martedì 12 gennaio 2016

CORE

IL CORE


Con il termine “Core” (ossia il “Centro” funzionale del corpo) ci si riferisce a quella zona del corpo umano che comprende tutti quei muscoli (addome-pelvi-schiena e anche) che permettono di stabilizzare e controllare la posizione del tronco e il movimento sul bacino collegandoli agli arti superiori e inferiori, trasmette la forza dalla parte alta del corpo a quella bassa e viceversa.

Dunque il Core, oltre agli addominali (retto, obliqui e trasverso) comprende anche gli spinali, i muscoli del pavimento pelvico, il quadrato dei lombi, i flessori dell’anca e i glutei.

Il Core può essere considerato il “nucleo centrale” del corpo, oltre a stabilizzare e mantenere una postura più funzionale ed ergonomica, è molto importante sia nella prevenzione di patologie muscolo scheletriche che nell’ ottenere migliori risultati nell’ attività sportiva. Il core a livello di biomeccanica permette di produrre maggior forza in tutti i tipi di attività (dalla corsa ai lanci). Molti programmi di prevenzione per le lesioni muscolo-scheletriche prevedono esercizi che rinforzino il core, perché sembra  che programmi di prevenzione che includono esercizi per il nucleo siano efficaci nel ridurre le percentuali di lesioni delle estremità inferiori.    È utile ricorrere ad esercizi che stimolino l’equilibrio del tronco, la stabilizzazione globale, la stabilizzazione segmentale ed esercizi di controllo del motore. Tutte le metodiche esaminate permettono di alleviare il dolore cronico lombare, per cui è particolarmente raccomandato.

Nell’ allenamento del Core si stimolano in contemporanea il sistema nervoso, sensoriale e muscolare, sollecitando l’equilibrio e le capacità coordinative con esercizi di forza e resistenza, sia a corpo libero che con l’ausilio di attrezzi. Si crea così un “corsetto” muscolare che permette una postura più armonica, ergonomica, equilibrata, un corpo più agile, forte e resistente (sia nella quotidianità che nel gesto sportivo).
Posturalmente parlando con un Core allenato si denota un addome piatto, il bacino e il tronco sono in asse, le curve fisiologiche rispettate e tutto questo permette agli organi interni di occupare la loro posizione ideale, funzionando più correttamente (con una riduzione e/o assenza di algie). Essendo il soggetto più ergonomico, nel gesto atletico si riesce ad esprimere maggiore energia e potenza, con una buona forza esplosiva, velocità ed un ottimo equilibrio, per questo motivo si possono ottenere migliori performance sportive. In ogni caso quando ci si allena è importante rispettare anche l’equilibrio di tutte le catene muscolari, altrimenti si possono creare dei compensi che nel tempo possono portare ad infortuni o causare algie.
Per allenare efficacemente il core, dato che esso ha il prioritario ruolo di stabilizzare e non di muovere, conviene prediligere esercizi isometrici (ricordiamo che nella contrazione isometrica si crea tensione muscolare senza accorciamento o allungamento del muscolo, è una contrazione statica).


I PRINCIPALI MUSCOLI DEL CORE


Gli addominali non si trovano solo anteriormente sull’ addome, ma si estendono dal pube fino alle coste e posteriormente dalla cresta iliaca fino alle vertebre.
Il trasverso è il più profondo. Si inserisce posteriormente sulle apofisi trasverse delle vertebre lombari e sulla cresta iliaca, anteriormente sulla faccia interna delle ultime sette coste e sul bordo superiore della sinfisi pubica e del pube. Le fibre di questo muscolo hanno una direzione orizzontale diretta anteriormente verso l’addome  e racchiudono la massa viscerale, come conseguenza la sua contrazione comporta una riduzione del diametro della zona addominale (si può percepire la contrazione del trasverso nel colpo di tosse).
Il piccolo obliquo (detto anche obliquo interno) è lo strato intermedio dei muscoli larghi della parete addominale. Si inserisce inferiormente sul legamento inguinale, sulla cresta iliaca e sull’ aponeurosi lombo-dorsale; nella parte superiore sulle ultime quattro coste, sul punto xifoideo sternale e inferiormente sul pube.
Il grande obliquo (o obliquo esterno) è lo strato superficiale dei muscoli larghi della parete addominale. Si inserisce sulle ultime sette coste (interponendosi al gran dentato e al gran dorsale) e sulla cresta iliaca, sul legamento inguinale. Le fibre si dirigono obliquamente verso l’aponeurosi del grande obliquo, le due aponeurosi si riuniscono anteriormente a livello della linea alba.
Gli obliqui agiscono in sinergia nei movimenti di rotazione a spirale del tronco. Le fibre di questi muscoli larghi formano un intreccio, un vero e proprio corsetto attorno all’addome. Più queste fibre muscolari sono toniche e il pannello adiposo è ridotto e più il “punto vita” è evidente.
Il quadrato dei lombi è formato da fibre verticali ed oblique, disposte su tre piani, che si incrociano fra loro. Si inserisce sull’ ultima costa, sui processi trasversi delle cinque vertebre lombari e sulla cresta iliaca. La contrazione su un lato comporta un’inclinazione del tronco dallo stesso lato (in sinergia con gli obliqui).
I muscoli posteriori del tronco sono disposti su tre piani, il loro ruolo principale è quello di estendere il rachide accentuando la lordosi lombare. Il piano più profondo è costituito dagli spinali che sono quei muscoli inseriti direttamente sul rachide (processi spinosi e apofisi trasverse), avendo un piccolo braccio di leva sono poco potenti, ma contemporaneamente sono molto precisi ed hanno un importante ruolo posturale nel mantenere il rachide eretto, stabilizzano la colonna vertebrale bilateralmente e permettono la sua flessione laterale e la rotazione dallo stesso lato o dal lato opposto. Il multifido svolge un ruolo di stabilizzazione  particolarmente importante per la zona lombare del rachide. Esso lavora in sinergia con il trasverso addominale.
Il piano medio è costituito dal piccolo dentato posteriore superiore e inferiore si trova subito fra i muscoli delle docce vertebrali e il gran dorsale. Si inserisce sulle spinose delle prime tre vertebre lombari e le ultime dorsali e distalmente, con dei fasci obliqui, sulle prime cinque e sulle ultime quattro coste.
Il piano superficiale è costituito dal gran dorsale che origina dai processi spinosi da D7 a L5, dalla cresta iliaca e dalla faccia esterna delle ultime quattro coste per inserirsi a livello omerale sul solco bicipitale.
I glutei: il grande gluteo è uno dei muscoli più grandi e potenti, è disposto su due piani. Un piano profondo ed un piano superficiale. Si inserisce sulla faccia posteriore del sacro e del coccige, sulla fossa iliaca esterna e sulla cresta iliaca esterna. Il medio gluteo si inserisce sulla parte mediale della fossa iliaca esterna, e sulla faccia esterna del gran trocantere. Il piccolo gluteo si inserisce sulla fossa iliaca esterna davanti al medio gluteo e sulla faccia anteriore del trocantere.

Bibliografia:


1. J Orthop Sports Phys Ther. 2015 Apr 21:1-30.
Low Back and Lower Limb Muscle Performance in Male and Female Recreational Runners With Chronic Low Back Pain.
Cai C1, Kong PW.


2. J Back Musculoskelet Rehabil. 2015 Apr 16.
Effects of core stability exercises on multifidus muscles in healthy women and women with chronic low-back pain.
Kliziene I1, Sipaviciene S2, Klizas S3, Imbrasiene D2


3. Sports med. 2006; 36 (3): 189-98
The role of core stability in athletic function
Kibler WB (1), Press J, Sciascia A.

4. Sports Healt 2013 Nov; 5 (6): 514-22
Core stbility trainig for injuri prevention
Huxel Bliven KC, Anderson BE

5. J Phys Ther Sci, 2015 Mar; 27 (3); 619-22. Epub 2015 Mar 31
Core strength training for patients with chronic low back pain
Chang wd, Lin HY, Lai PT

6. Kapandji - Tronco e rachide. Vol 3


domenica 22 dicembre 2013



TANTI   AUGURI   A   TUTTI

PER   UN   FELICE  NATALE

E   UN   SERENO  ANNO NUOVO


ARMONIA   POSTURALE


domenica 6 ottobre 2013

LE CATENE MUSCOLARI

Per effettuare un percorso Posturale efficace il corpo umano va considerato nella sua globalità, per questo è molto importante apprendere e capire il concetto di catene muscolari.

I muscoli del corpo umano sono organizzati in catene muscolari; esse sono formate da un insieme di muscoli, che interagiscono fra loro, ogni singolo muscolo corrisponde ad un anello della catena, partendo dall’occipite, fino alla punta dei piedi. Questo meccanismo di muscoli embricati fa sì che ci sia un’ interazione muscolare che si configura in “catene muscolari”; in esse, tramite la “fascia connettivale”, nessun muscolo è isolato, ma in relazione a tutta la catena di appartenenza, di conseguenza la lunghezza e l’elasticità, di ogni singolo muscolo è strettamente legata a quella di tutti i muscoli appartenenti alla stessa catena.

Un gruppo di muscoli in tensione esercita un’ influenza sugli altri muscoli vicini, sia per un fattore anatomo-fasciale che nervoso (i neuroni eccitati eccitano quelli vicini); ogni muscolo si “estende” nella sua possibilità di azione grazie ai punti di origine/inserzione di due o più muscoli, siano essi contigui o embricati, riuscendo così a prolungare la propria azione anche a “distanza”.

Le catene muscolari rappresentano i motori del nostro corpo, senza le quali non avverrebbe la mobilità dei segmenti corporei.

Ribadiamo il concetto che i muscoli non lavorano in modo isolato, ma si attivano in catena facendo si che una sollecitazione in una sezione della catena avrà conseguenze su tutti gli anelli della stessa; esse rappresentano, così, delle strutture dell’apparato muscoloscheletrico e fasciale tra loro in continuità di piano e di direzione attraverso le quali il corpo si organizza per controllare la statica e la dinamica e attraverso le quali si propagano le forze che agiscono sul corpo umano.

Le catene muscolari si dividono a loro volta in rette, preposte principalmente alla gestione della statica, e crociate, che lavorano per organizzare il movimento. Inoltre hanno dei muscoli “relais” che permettono il passaggio da una catena all’ altra. Queste catene convergono tutte a livello dei cingoli scapolari e pelvico che si deformano, vanno in torsione, sotto l'effetto delle sollecitazioni asimmetriche proteggendo così la colonna vertebrale. I cingoli sono così degli efficaci “sistemi tampone” posturali; quando non riescono ad assolvere tale ruolo, è la colonna che lo assolverà (per esempio con conseguente apparizione di una scoliosi).

Le “catene muscolari” svolgono il doppio ruolo di agonista-antagonista, e così, lo stato di eccessivo tono, di una catena provocherà uno stato di riduzione del tono muscolare nella catena opposta; così un problema muscolare localizzato in una zona ben precisa può migrare in altre, anche molto lontane fra di loro.

Ogni causa che attiva o disattiva specifici muscoli attraverso il gioco delle catene muscolari crea adattamenti a cascata: è possibile capire, così, come un problema funzionale (in cui vi è una limitazione di mobilità) possa ripercuotersi a livello di distretti corporei molto distanti da quello dell'insorgenza del problema.

Nella “funzione” nulla è isolato, ogni movimento articolare equilibra, dirige e completa un altro movimento ed è reciprocamente equilibrato, diretto e completato da un altro movimento articolare; tutti i nostri gesti sono ‘globali’ e reclutano l’ insieme del sistema muscolare e del sistema  locomotore; in ciò si chiarisce il concetto di globalità anatomica e funzionale: l’uomo è un tutto coerente dove ogni struttura trova la sua perfetta collocazione. Il corpo umano è nell’insieme un tutt'uno, rappresenta una unità funzionale paragonabile a un sistema interdipendente; una catena formata da più maglie, in cui la disfunzione di una si riflette sull’intero circuito che compensa adattandosi.

Il concetto di catena muscolare come sistema morfo-funzionale operante in un ambito di globalità come quello della postura corporea ben si adatta all'impostazione di reciprocità e di interdipendenza tra i vari settori del “sistema tonico-posturale”.

Lo studio delle catene si è sviluppato dal lavoro di G. Stuyf-Denys ripreso, in modo particolare, da autori quali Mézières F. e Busquet L.. Esistono diverse classificazioni (in verità sono ‘scuole di pensiero’) rispetto a queste catene con differenze a volte sconcertanti.Tutti sono d’accordo sul fatto che i muscoli lavorano in famiglie dalla testa ai piedi ma non sul collegamento tra i diversi muscoli. Secondo me, ogni persona ha sviluppato le proprie strategie neuromuscolari e questo spiega la differenza tra le diverse teorie» (in Caiazzo P., TOP, Terapia Osteopatico-posturale, Marrapese Editore, Roma, 2007).


lunedì 15 luglio 2013

giovedì 6 giugno 2013

SCOLIOSI E NUOTO

Oggi voglio trattare l'argomento "Scoliosi e nuoto", perchè  durante l'attività posturale, sovente mi vengono chieste informazioni sulla pratica di questo sport in soggetti con scoliosi.

Spesso, ancora oggi, a coloro che sono interessati dal problema della scoliosi viene proposto e consigliato il nuoto (sport solitamente definito completo) come attività sportiva in quanto si pensava, erroneamente, che l’annullamento della forza di gravità dovuto all’ acqua ed alla posizione in scarico della colonna vertebrale riducesse lo sforzo sulla colonna stessa, ma in realtà questo, per la scoliosi, è controindicato.

Recenti studi dell’ Isico (Istituto scientifico italiano colonna vertebrale) confermano che per la cura delle scoliosi il nuoto può risultare dannoso (ricerca: “Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey”…il nuoto non è una terapia delle scoliosi). In questi studi sono stati confrontati 112 nuotatori agonisti, con una popolazione di 217 studenti di pari età (maschi e femmine) che pratica sport a livello amatoriale e non. In entrambi i casi sono state misurate le curve fisiologiche del rachide evidenziandone eventuali variazioni rispetto alla normalità (cifosi e lordosi) e la presenza di gibbi. E’ stato fornito ai soggetti coinvolti un questionario inerente il mal di schiena (se era presente ed eventualmente con quale frequenza).
Dai risultati raccolti, si è evidenziato che coloro che praticavano nuoto agonistico, in particolar modo fra le femmine che hanno una maggior mobilità del rachide, dunque più facilmente deformabile,  presentavano delle asimmetrie del tronco più accentuate con ipercifosi e, di conseguenza, con una maggior frequenza di mal di schiena.

Dunque il nuoto non è una terapia per la scoliosi, anzi la può peggiorare.

Posturalmente parlando, durante la fase di galleggiamento, per mantenere gli arti inferiori in asse col bacino, si tende ad accentuare la lordosi lombare (e tutte le scoliosi iniziano con un’accentuazione delle lordosi!) creando compensi a tale livello. Durante le bracciate si effettua un movimento in rotazione che accentua la torsione dei corpi vertebrali coinvolti nella scoliosi e tende a mobilizzare eccessivamente la colonna. Tale meccanismo rotatorio auto-deformante (causa dell’evoluzione di eventuali gibbi scoliotici) viene ulteriormente stimolato dalla pressione dell’acqua e dalle respirazioni forzate.

Non ci sono controindicazioni, come per altri sport, se il nuoto viene praticato a livello amatoriale, un paio di volte a settimana.

sabato 4 maggio 2013

RECETTORE STOMATOGNATICO


RECETTORE STOMATOGNATICO

La lingua e la bocca sono una fonte d’informazione per la masticazione, la deglutizione, la digestione, la suzione, la salivazione, la fonazione, la respirazione, per le percezioni gustative e per la comunicazione.
Dunque l’apparato stomatognatico ha una complessa funzionalità neuromuscolare; fa parte del sistema tonico posturale, è parte integrante del sistema adibito alla sua coordinazione e tramite esso è in relazione con il resto del corpo.

Lo scompenso può avvenire in vari modi:

- attraverso il sistema muscolare;

- a partire da afferenze sensoriali trigeminali desmodontali (gengivali, trans-alveolari, apicali) , articolari e muscolari; le informazioni arrivano ai nuclei sensitivi del tronco encefalico e da qui, ai diversi nuclei oculomotori e ai nuclei dei nervi spinali (infatti ci sono nuclei del trigemino lungo tutto il tronco cerebrale e numerose afferenze verso delle formazioni che intervengono nell’equilibrio tonico posturale).

Le anomalie stomatognatiche che possono indurre problemi posturali possono essere:

- Disfunzioni Linguali: beanza anteriore, edentula parziale, frenulo corto, deglutizione atipica;

- Postura Mandibolare Deviata: muro anteriore, torque mandibolare, protrusione funzionale;

- Dente Neurologico: trauma occlusale, infiammazione batterica, spina irritativa, inclusione ossea.

Lo stress, il bruxismo ed il serramento dentale aggravano le patologie inerenti l’occlusione.

La posizione della mandibola condiziona la posizione del piano scapolare.

Equilibri posturali possono essere alterati anche dalla mancanza di denti e da una scorretta igiene di bocca e denti.

È importante che il medico dentista conosca le diverse correlazioni fra postura e occlusione per permettere al paziente di correggere quest’ultima  nel modo più adeguato, proteggendo contemporaneamente il sistema tonico posturale.

I disturbi dell'occlusione e del sistema tonico posturale si influenzano a vicenda!


(da: appunti del Master Univ. di Posturologia Clinica)

martedì 9 aprile 2013

IL RECETTORE OCULARE



Il recettore oculare situato all’apice di uno dei due triangoli nel sistema posturale (modello del “doppio pendolo”) ha stretti rapporti, dimostrati anche da studi di neurofisiologia (Lacour e Roll), con il recettore podalico situato all’apice dell’altro triangolo.

L’occhio è un endorecettore e un esorecettore del sistema posturale.
L’esterocezione: è fornita dall’ attività delle strutture fotosensibili della retina.
La propriocezione: è data dalla muscolatura estrinseca dell’occhio e dalle vie dell’oculocefalogiria.

Le strutture che sono intercalate lungo il decorso di queste vie sono rappresentate dal lobo parietale, le fibre commissurali, il collicolo superiore, i nuclei oculomotori, i nuclei vestibolari, il nervo accessorio spinale (XI nervo spinale), il cervelletto e l’orecchio interno. Queste vie mettono in relazione i muscoli del collo e delle spalle a quelli dell’ occhio.

Quando gli assi visivi sono perfettamente allineati in ogni posizione dello sguardo il soggetto è ortoforico, invece se i movimenti degli occhi sono deviati esiste un problema di oculomotricità, solitamente legato ad un piccolo difetto dell’equilibrio tonico di uno o più muscoli oculari.

Le forie, queste piccole asimmetrie muscolari, sono più nocive delle tropie, dove il disequilibrio muscolare si vede già in condizioni di base (come per esempio nello strabismo) e provocano maggiori problemi sul sistema tonico posturale fine (Baron). Ci può essere un disturbo della convergenza o di una eteroforia, pur avendo un’ottima vista.

I principali test per la valutazione della funzione oculomotrice sono:

- test della lateralità motoria da lontano (occhio dominante);

- test di convergenza lenta e riflessa (fissare la punta della matita). Tale test è un semplice screening che permette di evidenziare le asimmetrie muscolari analizzando i tre parametri della visione: la convergenza, l’accomodazione e la fusione;

- il cover test, che serve per valutare l’eventuale presenza di eteroforie (exo- eso).

Il recettore oculare viene trattato con la rieducazione ortottica (con esercizi da fare anche al domicilio) che agisce su: 
- accomodazione; - fusione; - convergenza. 

Come tutti i muscoli, anche quelli oculomotori vanno allenati!!

(da: appunti Master Univ di Posturologia Clinica)



mercoledì 27 marzo 2013





LA PACE E LA GIOIA
CHE LA PASQUA DONA AL CUORE
SIANO PRESENTI OGNI GIORNO 
DELLA VOSTRA VITA!!!


"ARMONIA POSTURALE"

domenica 17 marzo 2013

IL RECETTORE PODALICO



Il recettore podalico è un insieme di pelle, muscoli, ossa e articolazioni; ci sono recettori cutanei, articolari (il piede è un complesso poliarticolare) e muscolari (sono da considerare sia i muscoli intrinseci che estrinseci del piede); è sia esorecettore che endorecettore.

Il piede ha un valgo fisiologico del 4%, come il “pendolo inverso”; a 0° è già un piede leggermente varo.
Nell’ osservazione si inizia valutando il retro-piede sia in appoggio mono-podalico che bi-podalico. Ci si pone posteriormente alla persona e si osserva la naturale posizione dei suoi appoggi al suolo. In appoggio mono-podalico si valuta l’ intra- o extra-rotazione del mortaio tibio-peroneo. Osservando i due malleoli si valuta il primo movimento spontaneo verso l’interno o l’esterno, in caso di dubbio si aspetta e si vede come il piede si organizza.

Segue poi l’esame dinamico, osservando la persona mentre cammina in avanti e all’indietro, per ricercare un piede a doppia componente (in questo caso l’appoggio dinamico non è completo); solitamente questo piede a doppia componente è un piede che si è adattato nel tempo, in seguito a distorsioni, traumi, compensi della parte superiore del corpo, compenso anteriore.

È utile osservare anche le suole delle scarpe ed evidenziare un’eventuale asimmetria d’appoggio o un cedimento del contrafforte.

I piedi possono essere causativi, adattativi o misti (questi ultimi sono i più frequenti):

- Causativo: è responsabile dello squilibrio posturale, c’è un problema ascendente. Dal momento che si instaura uno squilibrio nel piede, anche di lieve entità, inerente alla sua mobilità o al suo appoggio, ci sarà obbligatoriamente nella parte alta del corpo uno squilibrio posturale. In questo caso sarà il punto di partenza del problema.

- Adattativo: tampona uno squilibrio che viene dall’alto, il problema è discendente, sovente generato dall’apparato oftalmico o stomatognatico. Il questo caso il piede è il tampone terminale e fa da collegamento tra gli squilibri ed il suolo. Nel piede adattativo reversibile è sufficiente correggere la causa primaria per correggere il sistema posturale. Dopo dieci mesi, un anno le deformazioni adattative si fissano e diviene indispensabile la correzione del piede per riprogrammare il sistema tonico posturale.

- Misto: questo piede associa una componente causativa ed una adattativa. È l’insieme dei due tipi precedenti e deve essere sempre corretto, anche se la componente adattativa è reversibile. Sono spesso piedi asimmetrici e disarmonici, facilmente diagnosticabili.

Dopo l’osservazione del recettore podalico è importante fare le opportune correlazioni con il resto del sistema tonico posturale, per sapere a chi/cosa  dare la priorità nel Percorso Posturale.

(da: appunti Master Univ di Posturologia Clinica)

martedì 19 febbraio 2013

VALUTAZIONE POSTURALE


VALUTAZIONE POSTURALE 




Nella valutazione posturale si cercano quelle zone del corpo particolarmente retratte, che possono essere causa degli squilibri muscolo scheletrici e  che nel tempo possono dar luogo a squilibri posturali. 

La valutazione si attua in diverse fasi:



-      Anamnesi:

È il momento dove si raccolgono le informazioni che ci trasmette la persona che si è rivolta a noi, deve essere il più possibile completo, partendo anche dai dolori più remoti, dal generale al particolare e per ogni recettore.

L’anamnesi è un momento importante per fare una Valutazione Posturale la più possibile completa e precisa: per le donne e i bimbi è importante conoscere anche l’evoluzione della gravidanza e del parto; se c'e stato l'allattamento al seno o artificiale; chiedere informazioni sull’alimentazione, se ci sono delle intolleranze; a che età il bimbo ha iniziato a gattonare, a camminare; eventuali interventi, incidenti, distorsioni, cadute sul sacro; l'orario del dolore e la sua modalità di presentazione; se la persona ha fatto ortodonzia; se ha portato i plantari…

-      Osservazione Posturale:

L'osservazione della persona, per la Valutazione Posturale, è sia statica sia dinamica.

Statica: il soggetto è lì e noi lo osserviamo nei diversi piani dello spazio (sagittale, frontale, orizzontale), girandogli intorno, senza toccarlo.
Si valutano le dismetrie, -si verifica la presenza di eventuali torsioni, -si osserva se vi è  retrazione muscolare e quali sono le relative catene muscolari coinvolte.

Dinamica: in questo caso è il paziente che fa…Test del tronco flesso avanti; Test di rotazione del capo; Test dei muscoli estensori del tronco; verticale di Barré, -test generali (-del cono posturale, - Fukuda, - De Cyon, -Bassani, -marcia sul posto, -rotatori delle anche).

-      Recettori:

I diversi recettori vanno valutati, raccogliendo il maggior numero di informazioni; si deve cercare di capire a chi dare la priorità per iniziare il trattamento posturale sulla persona.

Un recettore disfunzionale non provoca necessariamente un problema posturale.

giovedì 10 gennaio 2013

POSTURA E SPORT


POSTURA E SPORT

L’uomo si muove nello spazio circostante,  adattandosi all’ambiente, per questo la posizione del corpo nello spazio è in continua modificazione.

Con il concetto di Postura s’intende la posizione del corpo nello spazio e la relativa relazione tra i suoi segmenti corporei. La postura di un soggetto è frutto del suo vissuto nell’ambiente in cui vive, determinato anche da traumi fisici ed emotivi, stress, posture lavorative scorrette ripetute e mantenute nel tempo, respirazione scorretta, squilibri biochimici conseguenti a una errata alimentazione, ecc.

L’individuo, con la postura corretta, assume col corpo la posizione più idonea nello spazio, per attuare le funzioni antigravitarie con il minor dispendio energetico. Di conseguenza una delle funzioni prioritarie cui il corpo deve far fronte è quella dell’equilibrio, funzione complessa che consente l’interazione dinamica del soggetto con l’ambiente circostante, in armonia con la forza di gravità.

Abbiamo detto che il nostro corpo si sposta nello spazio, per cui è strutturato in modo tale che comunque è governato da leggi della fisica ed implica il movimento (che comporta una variazione delle posture in sequenza). Se ne deduce che sono molto importanti i concetti di spazialità, antigravità ed equilibrio.

Lo sport ormai è diventato parte integrante della nostra società. L’attività sportiva è finalizzata al miglioramento del corpo in tutta la sua complessità (muscolare, articolare, organico, funzionale, neurologico…), ma spesso le persone sportive (atleti e non) accusano dolori che li vincolano nella pratica della loro disciplina.

Qualunque sia la pratica sportiva, non deve causare dolori, deformazioni, impotenze funzionali o comportare danni alle strutture, perché perde la valenza prioritaria del raggiungimento del benessere fisico. A livelli più elevati, come nell’agonismo, i problemi sono più accentuati.

Nella pratica sportiva, sia agonistica che non, fisiologicamente l’organismo viene maggiormente sollecitato rispetto alla normale quotidianità. Chiunque può subire un trauma nell’ esercizio del suo sport preferito. Se un soggetto ha disturbi, dolore, adotterà una serie di compensi per rendere possibile l’omeostasi e svolgere ugualmente la sua disciplina, ma questo comporterà, a lungo andare, una maggior facilità a instaurare danni a muscoli, legamenti e articolazioni con una conseguente  riduzione delle stesse performance sportive.

In caso di squilibri del Sistema Posturale (ipo/iper mobilità articolare, bascule del bacino,  blocchi, contratture, rotazioni) il corpo si adatterà nella globalità e questo comporterà una riduzione della resa sportiva.

Dunque la postura del soggetto sportivo è molto importante, sia per realizzare un gesto atletico ottimale in vista di una competizione sportiva, sia per la prevenzione degli infortuni e/o per il recupero o la rieducazione e la cura. In caso di squilibrio posturale s’incorre più facilmente in traumi, distorsioni articolari, artrosi, ernie discali, crampi e facile esauribilità neuromuscolare.

Il gesto sportivo è la capacità di compiere, nel minor tempo possibile, col minor dispendio energetico e con la massima intensità, un gesto motorio come reazione a un segnale di varia entità (visivo, acustico, tattile, mentale…). Un’ attenta valutazione posturale, seguita da riprogrammazione globale dei recettori alterati (RPG) ed eventuale rieducazione posturo-consapevole, permettono all’atleta di raggiungere un maggiore equilibrio globale sia nella statica che nella dinamica, con conseguente riduzione degli infortuni e miglioramento delle performance sportive (perché con il giusto equilibrio fra i muscoli agonisti e antagonisti, il gesto sportivo risulta più ergonomico ed efficace!).

In una postura equilibrata riscontriamo un “gioco armonico” dei muscoli agonisti e antagonisti, senza sovraccarichi e squilibri sulle catene muscolari. In caso contrario, invece, nell’organismo s’instaura un nuovo equilibrio con l’adozione di compensi a qualche livello. Un muscolo accorciato avrà effetto di disturbo sia direttamente sull’articolazione sulla quale s’inserisce, che su altre articolazioni a distanza per effetto delle catene muscolari, creando disturbi e dolori (contratture, crampi, tendiniti, ernie, rotazioni assiali e traslazioni, valgismo o varismo di piedi e ginocchia…).

Le catene muscolari, tramite la “fascia connettivale”,  sono formate da un insieme di muscoli, che interagiscono fra loro; ogni singolo muscolo corrisponde a un anello della catena, partendo dall’ occipite, fino alla punta dei piedi e nessuno di essi è isolato, ma in relazione con tutta la catena di appartenenza (sia per un fattore anatomo-funzionale che nervoso, i neuroni eccitati eccitano quelli vicini). Di conseguenza una sollecitazione in una parte qualsiasi della catena (accorciamento muscolare) influirà su tutti gli anelli della stessa e l’intera catena muscolare sarà più corta creando, a lungo andare, disturbi e dolori in diverse zone del corpo.


La cosa ottimale sarebbe quella di proporre a tutti quelli che praticano attività sportiva, sia agonistica che non, a scopo preventivo, una valutazione posturale globale, rilevando i disequilibri muscolari adottati, gli eventuali compensi strutturati, ripristinando un corretto equilibrio delle diverse catene muscolari, riprogrammando i recettori causativi di tali disequilibri; il tutto per ottimizzare la postura dell’atleta, permettendogli di ottimizzare le sue prestazioni sportive, ma soprattutto per prevenire infortuni.

venerdì 21 dicembre 2012

AUGURI DI BUON NATALE




VI AUGURO CHE
IN QUESTO MAGICO NATALE 
UNA PIOGGIA DI STELLE
PORTI LA LUCE
NEL VOSTRO CUORE,
COSI' DA ILLUMINARE
LA VOSTRA STRADA
E QUELLA DEI VOSTRI CARI

AUGURI...!!!

ORSINI CATERINA



venerdì 30 novembre 2012

POSTUROLOGIA (parte 3)


POSTUROLOGIA (parte 3)


Nelle parti precedenti abbiamo detto che spesso una disfunzione può manifestarsi in una sede lontana dalla causa della disfunzione stessa. Quindi, principalmente, bisogna andare a cercare dove si trova la causa del problema e non soffermarsi solo sulla semplice analisi dei sintomi, anche perché non c’ è sempre una relazione diretta tra la localizzazione del dolore e la causa dello stesso.

Le strutture del sistema nervoso centrale e periferico utilizzano le informazioni inviate dai diversi recettori (occhi, piedi, bocca, cute, muscoli, articolazioni e orecchio), per avere la consapevolezza della posizione del corpo nello spazio e poter adattare continuamente le sue risposte a seconda degli stimoli ricevuti. Per questo motivo è importante agire ai vari livelli, cercando di “riprogrammare” il sistema per renderlo più funzionale, per permettergli di essere in equilibrio.

Il percorso di riprogrammazione del sistema tonico posturale richiede l’ intervento, in  collaborazione, di diversi professionisti che agiranno sui diversi recettori che, qui di seguito, elenchiamo:

-      OCCHIO: è molto importante cercare di avere una visione binoculare coordinata dato che oltre l’80% del nostro cervello interviene nella visione;

-      PIEDE E GAMBA: bisogna correggere un’eventuale appoggio podalico errato sia a livello di biomeccanica articolare che in propriocezione, perché i compensi si possono avere a qualsiasi livello del corpo; 

-      BOCCA: oltre all’estetica, un’occlusione corretta comporta una funzionalità migliore; è importante avere anche un buon utilizzo della lingua, con la punta sullo spot palatino ed un movimento di tutto il corpo linguale che si spalma indietro sul palato durante la deglutizione. Una lingua che si muove male può arrivare a deformare le arcate dentarie e attraverso il trigemino può disturbare il recettore oculare;

-      COLONNA VERTEBRALE E BACINO: avere una buona funzionalità è possibile se vengono rimossi i blocchi articolari, che sovente sono causati da compensi derivanti da difetti di alcuni recettori (occhi, bocca, piedi, cute…);

-      MUSCOLATURA: un equilibrio delle diverse catene muscolari comporta un utilizzo più ergonomico di tutto il corpo, muscoli (agonisti ed antagonisti) in disequilibrio comportano un fuori asse delle articolazioni che inizieranno ad essere in sovraccarico soffrendo e/o comporteranno l’adozione di certi compensi, anche a distanza, delle articolazioni coinvolte nel disequilibrio;

-      ORECCHIO INTERNO: la presenza di acufeni (“fischi”), ipoacusie (difetti dell’ udito), di vertigini può portare ad alterazioni dell’equilibrio posturale;

-      OSTACOLI ALLA RIPROGRAMMAZIONE: ci sono ulteriori elementi che impediscono e rallentano il raggiungimento ed il mantenimento di una postura in equilibrio: cicatrici patologiche e microgalvanismi, che disturbano il sistema tonico posturale creando tensioni alterate, per cui bisogna annullare la loro interferenza;


-      PSICHE: la postura è influenzata anche da tensioni emotive, ansia, depressione e stress.

Ricordiamo che la Posturologia Clinica si rivolge all’uomo nella sua globalità, affronta il problema ricercando la causa, per dare risposte alla presenza di certi sintomi (spesso una disfunzione può manifestarsi lontana dalla causa della disfunzione stessa!!)