io,Caterina Orsini


“Tutto ciò che l’uomo può fare è muovere le cose. E per farlo non ha a disposizione altro che il muscolo, sia che debba bisbigliare una sillaba o abbattere una foresta”
(C. S. Sherrington, 1924)

martedì 12 gennaio 2016

CORE

IL CORE


Con il termine “Core” (ossia il “Centro” funzionale del corpo) ci si riferisce a quella zona del corpo umano che comprende tutti quei muscoli (addome-pelvi-schiena e anche) che permettono di stabilizzare e controllare la posizione del tronco e il movimento sul bacino collegandoli agli arti superiori e inferiori, trasmette la forza dalla parte alta del corpo a quella bassa e viceversa.

Dunque il Core, oltre agli addominali (retto, obliqui e trasverso) comprende anche gli spinali, i muscoli del pavimento pelvico, il quadrato dei lombi, i flessori dell’anca e i glutei.

Il Core può essere considerato il “nucleo centrale” del corpo, oltre a stabilizzare e mantenere una postura più funzionale ed ergonomica, è molto importante sia nella prevenzione di patologie muscolo scheletriche che nell’ ottenere migliori risultati nell’ attività sportiva. Il core a livello di biomeccanica permette di produrre maggior forza in tutti i tipi di attività (dalla corsa ai lanci). Molti programmi di prevenzione per le lesioni muscolo-scheletriche prevedono esercizi che rinforzino il core, perché sembra  che programmi di prevenzione che includono esercizi per il nucleo siano efficaci nel ridurre le percentuali di lesioni delle estremità inferiori.    È utile ricorrere ad esercizi che stimolino l’equilibrio del tronco, la stabilizzazione globale, la stabilizzazione segmentale ed esercizi di controllo del motore. Tutte le metodiche esaminate permettono di alleviare il dolore cronico lombare, per cui è particolarmente raccomandato.

Nell’ allenamento del Core si stimolano in contemporanea il sistema nervoso, sensoriale e muscolare, sollecitando l’equilibrio e le capacità coordinative con esercizi di forza e resistenza, sia a corpo libero che con l’ausilio di attrezzi. Si crea così un “corsetto” muscolare che permette una postura più armonica, ergonomica, equilibrata, un corpo più agile, forte e resistente (sia nella quotidianità che nel gesto sportivo).
Posturalmente parlando con un Core allenato si denota un addome piatto, il bacino e il tronco sono in asse, le curve fisiologiche rispettate e tutto questo permette agli organi interni di occupare la loro posizione ideale, funzionando più correttamente (con una riduzione e/o assenza di algie). Essendo il soggetto più ergonomico, nel gesto atletico si riesce ad esprimere maggiore energia e potenza, con una buona forza esplosiva, velocità ed un ottimo equilibrio, per questo motivo si possono ottenere migliori performance sportive. In ogni caso quando ci si allena è importante rispettare anche l’equilibrio di tutte le catene muscolari, altrimenti si possono creare dei compensi che nel tempo possono portare ad infortuni o causare algie.
Per allenare efficacemente il core, dato che esso ha il prioritario ruolo di stabilizzare e non di muovere, conviene prediligere esercizi isometrici (ricordiamo che nella contrazione isometrica si crea tensione muscolare senza accorciamento o allungamento del muscolo, è una contrazione statica).


I PRINCIPALI MUSCOLI DEL CORE


Gli addominali non si trovano solo anteriormente sull’ addome, ma si estendono dal pube fino alle coste e posteriormente dalla cresta iliaca fino alle vertebre.
Il trasverso è il più profondo. Si inserisce posteriormente sulle apofisi trasverse delle vertebre lombari e sulla cresta iliaca, anteriormente sulla faccia interna delle ultime sette coste e sul bordo superiore della sinfisi pubica e del pube. Le fibre di questo muscolo hanno una direzione orizzontale diretta anteriormente verso l’addome  e racchiudono la massa viscerale, come conseguenza la sua contrazione comporta una riduzione del diametro della zona addominale (si può percepire la contrazione del trasverso nel colpo di tosse).
Il piccolo obliquo (detto anche obliquo interno) è lo strato intermedio dei muscoli larghi della parete addominale. Si inserisce inferiormente sul legamento inguinale, sulla cresta iliaca e sull’ aponeurosi lombo-dorsale; nella parte superiore sulle ultime quattro coste, sul punto xifoideo sternale e inferiormente sul pube.
Il grande obliquo (o obliquo esterno) è lo strato superficiale dei muscoli larghi della parete addominale. Si inserisce sulle ultime sette coste (interponendosi al gran dentato e al gran dorsale) e sulla cresta iliaca, sul legamento inguinale. Le fibre si dirigono obliquamente verso l’aponeurosi del grande obliquo, le due aponeurosi si riuniscono anteriormente a livello della linea alba.
Gli obliqui agiscono in sinergia nei movimenti di rotazione a spirale del tronco. Le fibre di questi muscoli larghi formano un intreccio, un vero e proprio corsetto attorno all’addome. Più queste fibre muscolari sono toniche e il pannello adiposo è ridotto e più il “punto vita” è evidente.
Il quadrato dei lombi è formato da fibre verticali ed oblique, disposte su tre piani, che si incrociano fra loro. Si inserisce sull’ ultima costa, sui processi trasversi delle cinque vertebre lombari e sulla cresta iliaca. La contrazione su un lato comporta un’inclinazione del tronco dallo stesso lato (in sinergia con gli obliqui).
I muscoli posteriori del tronco sono disposti su tre piani, il loro ruolo principale è quello di estendere il rachide accentuando la lordosi lombare. Il piano più profondo è costituito dagli spinali che sono quei muscoli inseriti direttamente sul rachide (processi spinosi e apofisi trasverse), avendo un piccolo braccio di leva sono poco potenti, ma contemporaneamente sono molto precisi ed hanno un importante ruolo posturale nel mantenere il rachide eretto, stabilizzano la colonna vertebrale bilateralmente e permettono la sua flessione laterale e la rotazione dallo stesso lato o dal lato opposto. Il multifido svolge un ruolo di stabilizzazione  particolarmente importante per la zona lombare del rachide. Esso lavora in sinergia con il trasverso addominale.
Il piano medio è costituito dal piccolo dentato posteriore superiore e inferiore si trova subito fra i muscoli delle docce vertebrali e il gran dorsale. Si inserisce sulle spinose delle prime tre vertebre lombari e le ultime dorsali e distalmente, con dei fasci obliqui, sulle prime cinque e sulle ultime quattro coste.
Il piano superficiale è costituito dal gran dorsale che origina dai processi spinosi da D7 a L5, dalla cresta iliaca e dalla faccia esterna delle ultime quattro coste per inserirsi a livello omerale sul solco bicipitale.
I glutei: il grande gluteo è uno dei muscoli più grandi e potenti, è disposto su due piani. Un piano profondo ed un piano superficiale. Si inserisce sulla faccia posteriore del sacro e del coccige, sulla fossa iliaca esterna e sulla cresta iliaca esterna. Il medio gluteo si inserisce sulla parte mediale della fossa iliaca esterna, e sulla faccia esterna del gran trocantere. Il piccolo gluteo si inserisce sulla fossa iliaca esterna davanti al medio gluteo e sulla faccia anteriore del trocantere.

Bibliografia:


1. J Orthop Sports Phys Ther. 2015 Apr 21:1-30.
Low Back and Lower Limb Muscle Performance in Male and Female Recreational Runners With Chronic Low Back Pain.
Cai C1, Kong PW.


2. J Back Musculoskelet Rehabil. 2015 Apr 16.
Effects of core stability exercises on multifidus muscles in healthy women and women with chronic low-back pain.
Kliziene I1, Sipaviciene S2, Klizas S3, Imbrasiene D2


3. Sports med. 2006; 36 (3): 189-98
The role of core stability in athletic function
Kibler WB (1), Press J, Sciascia A.

4. Sports Healt 2013 Nov; 5 (6): 514-22
Core stbility trainig for injuri prevention
Huxel Bliven KC, Anderson BE

5. J Phys Ther Sci, 2015 Mar; 27 (3); 619-22. Epub 2015 Mar 31
Core strength training for patients with chronic low back pain
Chang wd, Lin HY, Lai PT

6. Kapandji - Tronco e rachide. Vol 3


domenica 22 dicembre 2013



TANTI   AUGURI   A   TUTTI

PER   UN   FELICE  NATALE

E   UN   SERENO  ANNO NUOVO


ARMONIA   POSTURALE


domenica 6 ottobre 2013

LE CATENE MUSCOLARI

Per effettuare un percorso Posturale efficace il corpo umano va considerato nella sua globalità, per questo è molto importante apprendere e capire il concetto di catene muscolari.

I muscoli del corpo umano sono organizzati in catene muscolari; esse sono formate da un insieme di muscoli, che interagiscono fra loro, ogni singolo muscolo corrisponde ad un anello della catena, partendo dall’occipite, fino alla punta dei piedi. Questo meccanismo di muscoli embricati fa sì che ci sia un’ interazione muscolare che si configura in “catene muscolari”; in esse, tramite la “fascia connettivale”, nessun muscolo è isolato, ma in relazione a tutta la catena di appartenenza, di conseguenza la lunghezza e l’elasticità, di ogni singolo muscolo è strettamente legata a quella di tutti i muscoli appartenenti alla stessa catena.

Un gruppo di muscoli in tensione esercita un’ influenza sugli altri muscoli vicini, sia per un fattore anatomo-fasciale che nervoso (i neuroni eccitati eccitano quelli vicini); ogni muscolo si “estende” nella sua possibilità di azione grazie ai punti di origine/inserzione di due o più muscoli, siano essi contigui o embricati, riuscendo così a prolungare la propria azione anche a “distanza”.

Le catene muscolari rappresentano i motori del nostro corpo, senza le quali non avverrebbe la mobilità dei segmenti corporei.

Ribadiamo il concetto che i muscoli non lavorano in modo isolato, ma si attivano in catena facendo si che una sollecitazione in una sezione della catena avrà conseguenze su tutti gli anelli della stessa; esse rappresentano, così, delle strutture dell’apparato muscoloscheletrico e fasciale tra loro in continuità di piano e di direzione attraverso le quali il corpo si organizza per controllare la statica e la dinamica e attraverso le quali si propagano le forze che agiscono sul corpo umano.

Le catene muscolari si dividono a loro volta in rette, preposte principalmente alla gestione della statica, e crociate, che lavorano per organizzare il movimento. Inoltre hanno dei muscoli “relais” che permettono il passaggio da una catena all’ altra. Queste catene convergono tutte a livello dei cingoli scapolari e pelvico che si deformano, vanno in torsione, sotto l'effetto delle sollecitazioni asimmetriche proteggendo così la colonna vertebrale. I cingoli sono così degli efficaci “sistemi tampone” posturali; quando non riescono ad assolvere tale ruolo, è la colonna che lo assolverà (per esempio con conseguente apparizione di una scoliosi).

Le “catene muscolari” svolgono il doppio ruolo di agonista-antagonista, e così, lo stato di eccessivo tono, di una catena provocherà uno stato di riduzione del tono muscolare nella catena opposta; così un problema muscolare localizzato in una zona ben precisa può migrare in altre, anche molto lontane fra di loro.

Ogni causa che attiva o disattiva specifici muscoli attraverso il gioco delle catene muscolari crea adattamenti a cascata: è possibile capire, così, come un problema funzionale (in cui vi è una limitazione di mobilità) possa ripercuotersi a livello di distretti corporei molto distanti da quello dell'insorgenza del problema.

Nella “funzione” nulla è isolato, ogni movimento articolare equilibra, dirige e completa un altro movimento ed è reciprocamente equilibrato, diretto e completato da un altro movimento articolare; tutti i nostri gesti sono ‘globali’ e reclutano l’ insieme del sistema muscolare e del sistema  locomotore; in ciò si chiarisce il concetto di globalità anatomica e funzionale: l’uomo è un tutto coerente dove ogni struttura trova la sua perfetta collocazione. Il corpo umano è nell’insieme un tutt'uno, rappresenta una unità funzionale paragonabile a un sistema interdipendente; una catena formata da più maglie, in cui la disfunzione di una si riflette sull’intero circuito che compensa adattandosi.

Il concetto di catena muscolare come sistema morfo-funzionale operante in un ambito di globalità come quello della postura corporea ben si adatta all'impostazione di reciprocità e di interdipendenza tra i vari settori del “sistema tonico-posturale”.

Lo studio delle catene si è sviluppato dal lavoro di G. Stuyf-Denys ripreso, in modo particolare, da autori quali Mézières F. e Busquet L.. Esistono diverse classificazioni (in verità sono ‘scuole di pensiero’) rispetto a queste catene con differenze a volte sconcertanti.Tutti sono d’accordo sul fatto che i muscoli lavorano in famiglie dalla testa ai piedi ma non sul collegamento tra i diversi muscoli. Secondo me, ogni persona ha sviluppato le proprie strategie neuromuscolari e questo spiega la differenza tra le diverse teorie» (in Caiazzo P., TOP, Terapia Osteopatico-posturale, Marrapese Editore, Roma, 2007).


lunedì 15 luglio 2013

giovedì 6 giugno 2013

SCOLIOSI E NUOTO

Oggi voglio trattare l'argomento "Scoliosi e nuoto", perchè  durante l'attività posturale, sovente mi vengono chieste informazioni sulla pratica di questo sport in soggetti con scoliosi.

Spesso, ancora oggi, a coloro che sono interessati dal problema della scoliosi viene proposto e consigliato il nuoto (sport solitamente definito completo) come attività sportiva in quanto si pensava, erroneamente, che l’annullamento della forza di gravità dovuto all’ acqua ed alla posizione in scarico della colonna vertebrale riducesse lo sforzo sulla colonna stessa, ma in realtà questo, per la scoliosi, è controindicato.

Recenti studi dell’ Isico (Istituto scientifico italiano colonna vertebrale) confermano che per la cura delle scoliosi il nuoto può risultare dannoso (ricerca: “Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey”…il nuoto non è una terapia delle scoliosi). In questi studi sono stati confrontati 112 nuotatori agonisti, con una popolazione di 217 studenti di pari età (maschi e femmine) che pratica sport a livello amatoriale e non. In entrambi i casi sono state misurate le curve fisiologiche del rachide evidenziandone eventuali variazioni rispetto alla normalità (cifosi e lordosi) e la presenza di gibbi. E’ stato fornito ai soggetti coinvolti un questionario inerente il mal di schiena (se era presente ed eventualmente con quale frequenza).
Dai risultati raccolti, si è evidenziato che coloro che praticavano nuoto agonistico, in particolar modo fra le femmine che hanno una maggior mobilità del rachide, dunque più facilmente deformabile,  presentavano delle asimmetrie del tronco più accentuate con ipercifosi e, di conseguenza, con una maggior frequenza di mal di schiena.

Dunque il nuoto non è una terapia per la scoliosi, anzi la può peggiorare.

Posturalmente parlando, durante la fase di galleggiamento, per mantenere gli arti inferiori in asse col bacino, si tende ad accentuare la lordosi lombare (e tutte le scoliosi iniziano con un’accentuazione delle lordosi!) creando compensi a tale livello. Durante le bracciate si effettua un movimento in rotazione che accentua la torsione dei corpi vertebrali coinvolti nella scoliosi e tende a mobilizzare eccessivamente la colonna. Tale meccanismo rotatorio auto-deformante (causa dell’evoluzione di eventuali gibbi scoliotici) viene ulteriormente stimolato dalla pressione dell’acqua e dalle respirazioni forzate.

Non ci sono controindicazioni, come per altri sport, se il nuoto viene praticato a livello amatoriale, un paio di volte a settimana.

sabato 4 maggio 2013

RECETTORE STOMATOGNATICO


RECETTORE STOMATOGNATICO

La lingua e la bocca sono una fonte d’informazione per la masticazione, la deglutizione, la digestione, la suzione, la salivazione, la fonazione, la respirazione, per le percezioni gustative e per la comunicazione.
Dunque l’apparato stomatognatico ha una complessa funzionalità neuromuscolare; fa parte del sistema tonico posturale, è parte integrante del sistema adibito alla sua coordinazione e tramite esso è in relazione con il resto del corpo.

Lo scompenso può avvenire in vari modi:

attraverso il sistema muscolare;

- a partire da afferenze sensoriali trigeminali desmodontali (gengivali, trans-alveolari, apicali) , articolari e muscolari; le informazioni arrivano ai nuclei sensitivi del tronco encefalico e da qui, ai diversi nuclei oculomotori e ai nuclei dei nervi spinali (infatti ci sono nuclei del trigemino lungo tutto il tronco cerebrale e numerose afferenze verso delle formazioni che intervengono nell’equilibrio tonico posturale).

Le anomalie stomatognatiche che possono indurre problemi posturali possono essere:

- Disfunzioni Linguali: beanza anteriore, edentula parziale, frenulo corto, deglutizione atipica;

- Postura Mandibolare Deviata: muro anteriore, torque mandibolare, protrusione funzionale;

- Dente Neurologico: trauma occlusale, infiammazione batterica, spina irritativa, inclusione ossea.

Lo stress, il bruxismo ed il serramento dentale aggravano le patologie inerenti l’occlusione.

La posizione della mandibola condiziona la posizione del piano scapolare.

Equilibri posturali possono essere alterati anche dalla mancanza di denti e da una scorretta igiene di bocca e denti.

È importante che il medico dentista conosca le diverse correlazioni fra postura e occlusione per permettere al paziente di correggere quest’ultima  nel modo più adeguato, proteggendo contemporaneamente il sistema tonico posturale.

I disturbi dell'occlusione e del sistema tonico posturale si influenzano a vicenda!


(da: appunti del Master Univ. di Posturologia Clinica)

martedì 9 aprile 2013

IL RECETTORE OCULARE



Il recettore oculare situato all’apice di uno dei due triangoli nel sistema posturale (modello del “doppio pendolo”) ha stretti rapporti, dimostrati anche da studi di neurofisiologia (Lacour e Roll), con il recettore podalico situato all’apice dell’altro triangolo.

L’occhio è un endorecettore e un esorecettore del sistema posturale.
L’esterocezione: è fornita dall’ attività delle strutture fotosensibili della retina.
La propriocezione: è data dalla muscolatura estrinseca dell’occhio e dalle vie dell’oculocefalogiria.

Le strutture che sono intercalate lungo il decorso di queste vie sono rappresentate dal lobo parietale, le fibre commissurali, il collicolo superiore, i nuclei oculomotori, i nuclei vestibolari, il nervo accessorio spinale (XI nervo spinale), il cervelletto e l’orecchio interno. Queste vie mettono in relazione i muscoli del collo e delle spalle a quelli dell’ occhio.

Quando gli assi visivi sono perfettamente allineati in ogni posizione dello sguardo il soggetto è ortoforico, invece se i movimenti degli occhi sono deviati esiste un problema di oculomotricità, solitamente legato ad un piccolo difetto dell’equilibrio tonico di uno o più muscoli oculari.

Le forie, queste piccole asimmetrie muscolari, sono più nocive delle tropie, dove il disequilibrio muscolare si vede già in condizioni di base (come per esempio nello strabismo) e provocano maggiori problemi sul sistema tonico posturale fine (Baron). Ci può essere un disturbo della convergenza o di una eteroforia, pur avendo un’ottima vista.

I principali test per la valutazione della funzione oculomotrice sono:

- test della lateralità motoria da lontano (occhio dominante);

- test di convergenza lenta e riflessa (fissare la punta della matita). Tale test è un semplice screening che permette di evidenziare le asimmetrie muscolari analizzando i tre parametri della visione: la convergenza, l’accomodazione e la fusione;

- il cover test, che serve per valutare l’eventuale presenza di eteroforie (exo- eso).

Il recettore oculare viene trattato con la rieducazione ortottica (con esercizi da fare anche al domicilio) che agisce su: 
- accomodazione; - fusione; - convergenza. 

Come tutti i muscoli, anche quelli oculomotori vanno allenati!!

(da: appunti Master Univ di Posturologia Clinica)